Lettera aperta e misogina
Caro Silvio Berlusconi, è totalmente inutile ribadirle quanto lei mi sia simpatico. Entrambi non siamo molto alti (io comunque sono più alto di lei), entrambi laureati in giurisprudenza (io per ora soltanto in Scienze Giuridiche), entrambi con una vivace intelligenza ed uno non spropositato profilo intelettuale. Entrambi arrivisti, entrambi amanti delle donne.
Non sempre ha avuto e avrà il mio appoggio, nel bene e nel male faccio parte culturalmente e socialmente di un'Italia diversa dalla sua, qualcuno mi definirebbe un progressista, altri un radicale, molti un qualunquista. Sta di fatto che difficilmente - ripeto - avrà il mio appoggio, pur disponendo - mi creda - della mia somma stima.
Tuttavia l'esempio smidollato che le vicende riguardanti la lettera inviata da sua moglie Veronica e la sua triste risposta han fornito agli italiani non mi son piaciuti nemmeno un po'. Il leader di una nazione deve essere forte, sicuro, solido. Se non sa nemmeno zittire sua moglie non l'avrà mai vinta con i suoi concittadini.
Molti dicono in queste ore che la vicenda sia frutto di una campagna di immagine, del suo enturage di esperti di immagine. Il problema, a mio modesto avviso, non cambia assolutamente: i destinatari (ipotetici) di tali campagne sono anch'essi degli smidollati che un Capo non dovrebbe tollerare.
Se vuole trasformare anche le sedi istituzionali della Repubblica in un palcoscenico mediatico di terz'ordine come quello che trasmette nei suoi canali televisivi non avrà mai il mio appoggio. Anche se continuerò a stimarla, come uomo, non certo come capo di uno Stato.
La foto non merita commenti: ci sono democrazie che funzionano proprio grazie all'autorità, nonostante sinistri (in tutti i sensi) filosofi parlino di rischio di totalitasmo nella democrazia citando un Tocqueville vecchio, vecchio ormai come l'antica democrazia americana.
Si ringrazia il mio vicino di casa Pasquale che mi ha fornito del ritaglio de La Repubblica.











