26 ottobre 2006

Università

Dopo il seminario "Concetti del generale e rappresentazione del sociale in Lorenz Von Stein e Alexis de Tocqueville" del prof. Sandro Chignola mi aspetta l'Associazione Italiana Costituzionalisti, quindi passerò domani e dopodomani a Roma, ringraziando i fondi della mia università.

Detto questo, parliamo proprio d'università.

L'ISTAT ha pubblicato la sua indagine annuale su Università e lavoro. Che è possibile consultare in sunto o in forma estesa.

Io ci darei un'occhiata. Per esempio è molto interessante la constatazione che "nel 2005 si sono laureati complessivamente quasi 290 mila studenti (in corsi triennali, tradizionali e a ciclo unico). In particolare, i laureati in corsi di primo livello sono stati 138 mila. Il 70,5 % di questi laureati si era immatricolato dopo l'introduzione della riforma universitaria". Per ben intenderci: "Nel 2005 circa il 64% dei 289.155 laureati (in corsi di laurea triennali, tradizionali e a ciclo unico) è fuori corso".

Io spiegherei questo dato statistico con due considerazioni che nonostante, possano apparire antitetiche, in realtà si completano a vicenda: 1) gli studenti italiani sono tanti pecoroni di dubbia intelligenza, essi tendono alla nullafacenza universitaria piuttosto che lavorare e guadagnarsi da vivere; 2) l'università italiana non funziona per nulla.

In tutto ciò trovo consolazione, almeno, nel dato che: "Il leggero calo nelle immatricolazioni riscontrato nel 2004/05 (-1,5%) segna un primo arresto alla crescita, confermato in maniera più evidente dall’ulteriore ridimensionamento del 2005/06 (-4,5%)".

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