
Curiosando per il web, stordito da tal Angelo Luminoso, mi sono imbattuto in una notizia molto curiosa: una signora thailandese, per aver perso un bus e successivamente essere salita su un bus sbagliato, è tornata a casa soltanto dopo 25 anni.
Così mi son immediatamente saltati alla mente i tempi del liceo, quando la tratta Capua-Pignataro Maggiore, da percorrersi a mezzo del famigerato ROCCAROMANA o dell'altrettanto famigerato ROCCHETTA E CROCE, era una vera odissea, ovviamente quando questi precari, precarissimi mezzi pubblici passavano.
Al primo anno di liceo, quattordicenne, ho avuto una vera e propria crisi mistica dopo 3 ore di vana attesa del mezzo pubblico: cominciai a camminare senza direzione per Capua: arrivai a casa ore dopo - non ricordo come - in evidente stato di shock.
Anni dopo lessi in un racconto dal titolo "Ma voi consigliereste la carriera di scrittore" qualcosa di molto simile a quello che provai quel giorno:
«"Va bene," fece lui, "partirà con il prossimo aereo. Ma questa volta faccia di tutto per non perderlo."
"Grazie signore," dissi. Lui disse qualcosa al telefono e tornai al bar. Ordinai degli altri drink.
"Tutto a posto," dissi "prenderò il prossimo aereo."
Poi mi venne in mente che avrei potuto prendere quel prossimo volo per sempre. E tornare indietro e vedere quello stesso uomo. Ogni volta peggio: lui più arrabbiato, io più umile. Avrebbe potuto accadere. Belford e il suo amico sarebbero scomparsi. Ne sarebbero arrivati degli altri. Avrebbero raccolto un piccolo fondo per me...
"Mammina cos' è successo a papà?"
"E' morto al tavolo di un bar dell'aeroporto di Seattle mentre cercava di prendere un volo per Los Angeles."»
CHARLES BUKOWSKI, Compagno di sbronze (titolo originale: Erections, Ejaculations, Exhibitions and General Tales of Ordinary Madness), 1972.